Guida alla mobilità nel pubblico impiego

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La mobilità nella pubblica amministrazione: di cosa si tratta e come funziona

La mobilità nel pubblico impiego è qualcosa che soprattutto negli ultimi tempi è tornata particolarmente utile in relazione alle nuove modalità riguardanti l’effettuazione di prestazioni lavorative. Si tratta di uno strumento di cui usufruiscono le pubbliche amministrazioni per consentire lo spostamento e la ricollocazione dei rispettivi dipendenti tra le sedi.

Il capitale insieme al lavoro, di cui i dipendenti sono emblema, sono i due fattori produttivi costituenti l’azienda. Per questo, uno degli scopi principali riguarda proprio la gestione efficiente del personale di lavoro, in modo che questo venga distribuito tra i rami di azienda in relazione alle esigenze concrete di produzione. Questo consente di risolvere diverse problematiche senza dover pubblicare un nuovo bando, ad esempio quando si rilevi scarsità di personale in una sede piuttosto che in un’altra. Si potrebbe optare per il bando di un concorso di mobilità volontaria, specialmente quando non si abbiano i fondi necessari per poter assumere nuovo personale.

I vantaggi per le PA sono essenzialmente due: risparmio di spese correnti e ottimizzazione del personale con conseguente facilità di reperimento. Il trasferimento viene calibrato in base alla previa verifica dei fabbisogni effettivi e implica anche una consultazione con le organizzazioni sindacali delle quali il lavoratore fa parte. Può essere richiesto o all’interno dello stesso settore (quello tra comuni, province) o tra settori diversi (quello invece tra un comune e una regione).

I fondamenti normativi della mobilità pubblica amministrativa sono differenti, in base alle diverse tipologie esistenti:

  • la disciplina normativa principale è il Decreto Legislativo 165 pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 09 Maggio del 2001, contenente norme generali sull’ordinamento lavorativo alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni. Tali disposizioni tengono conto delle autonomie locali e delle regioni e province autonome al fine di aumentare l’efficienza organizzativa delle PA razionalizzando il costo del lavoro pubblico in modo da assicurare la formazione e lo sviluppo dei dipendenti stessi.
  • il passaggio di personale tra le amministrazioni si trova collocato all’art. 30 del suddetto decreto e prevede che attraverso questo metodo le PA possano ricoprire posti vacanti in organico. Tra le condizioni vi è il fatto che, senz’altro, il lavoratore deve mantenere qualifica equivalente oppure essere riqualificato, se occorre, attraverso appositi ed adeguati corsi di formazione. Il processo prevede che vengano individuati previamente i requisiti e le competenze professionali richieste, in modo da far coincidere la domanda e l’offerta di mobilità. Tutti i lavoratori interessati possono presentare domanda tramite i portali specifici predisposti e si procede poi alla selezione in base ai parametri prefissati nel bando.

Tipologie di mobilità

Le motivazioni che possano portare alla mobilità sono varie, in generale si può dire che in base alle esigenze la mobilità può essere: ordinaria, quando gli spostamenti siano richiesti sulla base di un bando interno; d’urgenza, quando venga richiesto uno spostamento temporaneo o comunque provvisorio, per un periodo di tempo massimo di circa trenta giorni, al fine di sopperire ad importanti carenze d’organico; oppure in ultimo d’ufficio, mobilità relativa alla gestione di risorse considerate critiche per risolvere eventuali problematiche occorse all’interno di una unità operativa.

Se si considera invece come parametro quello temporale, la mobilità può inoltre essere di tipo temporaneo o permanente. Dicasi del primo tipo la mobilità che non dura per sempre e che prevede che il contratto di lavoro resti nelle mani dell’amministrazione a cui il lavoratore appartiene e da cui quest’ultimo si distacca, per un periodo di tempo prestabilito. Infatti sarà la PA originaria a continuare ad erogare nei confronti del dipendente salari e stipendi. Al contrario accade per la mobilità permanente, come il nome suggerisce, che è definitiva. Con il completamento di tale procedura il dipendente passerà definitivamente nell’organico della nuova amministrazione e sarà quest’ultima a dover pagare lo stipendio.